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IL VERDONE
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Un giorno mentre passeggiavo con Boomer (il mio cane) ormai morto di vecchiaia alcuni anni fa, vidi scendere da un albero un gatto con qualcosa in bocca e una povera verdona che disperata gli volteggiava intorno.Mentre il gatto si allontanava notai sul tetto della macchina parcheggiata sotto l’albero che qualcosa che si muoveva: era un piccolo di verdone tutto insanguinato e tremante.

Cosa fare?  Salire sull’albero e rimetterlo nel nido? Con quale risultato?  Decisi di portarlo a casa e farlo svezzare da una canarina, anche se aveva poche speranze di sopravvivenza viste le ferite.

Invece ce la fece, era una bellissima femmina. Volevo liberarla, ma vedevo che si considerava una canarina, visto che ormai l’imprinding era quello, e sicuramente in natura non ce l’avrebbe fatta.

L’anno successivo l’accoppiai con un canarino isabella ma commisi l’errore di alimentarla come alimentavo i miei cardellini. Risultato:

prima covata 12 uova in 12 giorni e abbandonate nel nido. Seconda covata idem. Terza covata 10 uova abbandonate. A questo punto decisi di darle solo scagliola e finalmente depose solo 6 uova che covò. Allevò i tre piccoli nati magnificamente con solo scagliola e pastoncino somministrato questa volta alla nascita dei piccoli.

Questa esperienza, si aggiunse ad altre per confermare una mia convinzione: se allevati in maniera ottimale gli uccelli in cattività stanno meglio di quelli in natura.

Per chi non lo sapesse nel verdone ci sono le stesse mutazioni che nel canarino (agata, bruno, isabella, satinè ecc.), alcune veramente molto belle.

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