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Il pettirosso
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La cosa nacque con una scommessa. Un amico sosteneva che era impossibile abituare il pettirosso alla prigionia. Ne è passato di tempo, nonostante tutto, oggi quando ci penso mi sento ancora in colpa.

Comunque i termini della scommessa erano questi: Lui avrebbe smesso di catturare uccelli se io riuscivo a dargli un pettirosso abituato alla gabbia.

Mi procurai un tubetto di vetro di circa dieci cm. lungo e di 2 cm. largo, e un etto di bigattini.  Mangime per insettivori, il mio solito pastoncino, e mela. Preparai un gabbione da 90 cm. in cantina dove la luce arrivava da un piccolo finestrino, e aspettai che questo mio amico mi portasse il pettirosso. Se c’è troppa luce il pettirosso si uccide contro le sbarre.

Mescolai il pastoncino al mangime per insettivori, nonche un po’ di mela tritata,. Nel tubetto di vetro misi alcuni bigattini vivi, mentre qualche bigattino sopra il pastone. Disposi tutto in una mangiatoia lunga 40 cm.

Il pettirosso alloggiato in penombra non si spaventa molto e non tenta la fuga se non in presenza di persone.

Naturalmente una bella bacinella piena d’acqua. E’ assurdo pretendere che vada a bere nel beverino per canarini.

La prima cosa a sparire ovviamente furono i bigattini liberi sul pastone. Ogni volta che tentava di beccare quelli nel tubetto, beccava il pastone che incominciò subito ad appetire.

Il problema cibo era risolto.

Ora il difficile era abituarlo alla vicinanza del “mostro” uomo.

Tre, quattro volte al giorno andavo in cantina a mettere nella mangiatoia alcuni bigattini (2 – 3) e sostavo nelle vicinanze. Dopo una settimana portai la gabbia in casa e la misi sotto una finestra per terra a mezza luce.  Era fatta!

Dopo circa un anno, vado a casa di questo amico e per mia meraviglia  vidi il pettirosso  prendere i vermi dalle mani. Visse 7 anni.

L’amico fu di parola, distrusse le reti, ed oggi anche lui alleva cardellini.

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