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A
quei tempi (anni
'70)
la miscela di
semi
in commercio
della ditta
Prevedello era
così costituita:
avena
(40),
scagliola (20),
ravizzone (15),
colza (5),
niger (10),
lino (4),
canapa (4),
cardo(2).
 
Ma il vero punto
di forza nell’allevamento degli uccelli è il
pastoncino.
Lo stimolo veniva dal concetto dell’allevamento
dei polli: dare un’alimentazione completa di tutti gli elementi necessari,
per le varie fasi di vita.
Nel 1970 mi abbonai a “Italia Ornitologica”
(vedi F.O.I.) e alla rivista”Uccelli” di Zamparo che contribuirono
ad ampliare i miei orizzonti. Ma rimasi convinto che il pastoncino era
la chiave di svolta.
Mia moglie è
testimone di quanti tentativi di confezionare un pastoncino “eccellente”
ho fatto negli anni.
Negli anni ho sperimentato varie miscele
di semi a seconda degli uccelli allevati.
Risultato
i semi migliori sono la scagliola e la perilla.



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Ero appena dodicenne quando
tentai l’allevamento dei primi canarini. Non parliamo degli indigeni,
i quali nonostante alloggiati per l’intero anno a coppie per ogni
gabbia non accennavano a riprodursi. Comunque anche con i canarini i risultati
erano deludenti. Incominciai a chiedermi come tenerli nel migliore dei
modi e visto che le informazioni erano veramente scarne, comprai il mio
primo libro che mi doveva aiutare: “L’allevamento moderno
dei polli ed.1963”.
Imparai cosa è una proteina, una vitamina, ecc. Ricordo ancora
il sorriso ironico del farmacista quando andai a comprare per la prima
volta le vitamine, e l’Albusol (concentrato proteico a base di lattoalbumina).
Poi c’era il problema della miscela di semi.
Cosa faceva veramente bene, e perché quando alimentavano i piccoli
c’era un’alta mortalità?
Ebbene, misi 4 canarini per ogni gabbia, e somministrai un seme per ogni
gruppo. Dopo circa due mesi gli unici che non presentavano disturbi (diarrea,
eccessivo ingrassamento, arrossamento intestinale con strane anse, fegato
iper, ecc.) erano quelli alimentati con sola scagliola. Mentre quelli
alimentati con solo niger erano grassissimi e diarroici. Senza parlare
dei danni che causava la colza. Decisi di alimentare tutti con sola scagliola,
e durante la muta aggiungere il 10% di niger, e il 5% di lino, e le cose
incominciarono a migliorare visibilmente.
Anche semi come la cicoria, la lattuga, il girasole, sono buoni ma sempre
in piccole dosi. Mentre la perilla io la paragona al seme di ortica, praticamente
quasi una medicina oltre che un ottimo alimento.
un misto semi di base potrebbe essere il seguente: scagliola(200gr.)
perilla(200gr.) lattuga(150gr.) cicoria(150gr.) sesamo(100gr.) lino(50gr.)
girasole nano(50gr.) niger(50gr.) canapuccia(50gr) .
Però
va somministrato in maniera che venga consumato quasi tutto in giornata.
Se invece, si mette a libera disposizione è ovvio che i cardellini
mangeranno solo alcuni semi (niger, canapa, girasole) trascurando altri.
Di conseguenza, nel tempo, lo squilibrio alimentare aprirà la porta
a qualche malessere, prima, e malattia dopo.
E'
per questo motivo che consiglio di mettere a libera disposizione scagliola
e perilla. Mentre per quanto riguarda gli altri semi la somministrazione
deve essere in dosi misurate. Il punto di forza dell'alimentazione
è il pastoncino.
L’IMPORTANZA
DEI SEMI
Continuano ad arrivarmi e-mail circa l’alimentazione da dare ai
cardellini. E’ chiaro che non mi è possibile dare una risposta
esauriente perché molti sono i fattori in gioco.
Allora ho pensato di scrivere quanto segue.
Parlare dei semi nell’alimentazione del cardellino è un po’
come raccontare una storia infinita. Ogni allevatore ha le sue convinzioni
e molto dipende dall’ambiente in cui si alleva. Però
in linea di massima si può partire da alcuni punti fermi.
1) Controllo dell’addome.
Innanzi tutto è importante tenere presente che quanto più
il volume dell’addome di un cardellino è dilatato, più
ci indica che l’apparato intestinale è ingombro da alimenti
di lenta digestione. Più la digestione si rallenta e più
facilmente s’instaurano processi fermentativi e infiammatori. Gli
abitanti abituali: flora e fauna batterica e protozoica hanno la possibilità
di riprodursi oltremodo e determinare una malattia.
Quindi, regola numero uno: il volume dell’apparato intestinale deve
essere minimo. Giusto per avere una specie di riferimento, la distanza
fra la punta della carena e la cloaca deve essere contenuta fra gli 8
e i 12 millimetri. Con una certa depressione rispetto al livello della
carena di 3 – 5 millimetri.
Il tutto a fine muta ricoperto da un velo di grasso.
2) L’età del soggetto.
E’ evidente che l’apparato digestivo di un cardellino appena
separato dai genitori va trattato diversamente rispetto a quello di un
adulto. Ci troviamo di fronte ad un organismo in crescita e fin tanto
che non ultima la muta, è da considerare un “bambino”.
Quindi, come per un bambino sono necessari tranquillità, riposo,
alimentazione leggera, sana, nutriente, digeribile, proteica, vitaminizzata,
ecc…, così bisogna trattare i novelli.
Per quanto attiene alla tranquillità, è necessario isolare
i soggetti nervosi e litigiosi dal resto del gruppo in voliera. Mettere
a disposizione anti-stress come spighe di panico, rami di cicoria selvatica
con infiorescenza (ma senza foglie) ecc..dove i novelli si divertiranno
a becchettare più per svago che non per alimentazione.
3) I semi.
L’errore che si deve evitare di commettere, è quello di mettere
a libera disposizione un misto semi o del commercio o da noi confezionato.
Questa pratica potrebbe andare bene per gli adulti ma non per i novelli.
Il novello mangerà per golosità i semi più grassi
e gradevoli compromettendo lo sviluppo di un sano apparato intestinale,
oltre a radicare cattive abitudini alimentari.
4) Semi buoni e semi cattivi.
In linea di principio non esistono semi buoni e semi cattivi, di sicuro
sono tutti buoni quelli appena raccolti dell’annata. Man mano che
passa il tempo tutto si modifica. Se l’ambiente dov’è
conservato il seme è umido si svilupperanno delle muffe. Se l’ambiente
è troppo caldo e secco, il seme diventerà un sasso indigesto.
Senza parlare poi dei fattori antinutrizionali intrinseci ed estrinseci.
Intrinseci: ad esempio nel grano si rinvengono fattori ad azione antimilasica
con conseguenti danni al pancreas. Nelle crucifere (colza, ravizzone,
rapa) sono presenti isotiocianati, sinapina, acido erucico, sostanze queste
anti tiroidee.
Estrinseci: sostanze estranee al seme che lo contaminano. Ad esempio insetticidi,
fungicidi, polveri inorganiche tossiche. Senza parlare delle aflatossine
e micotossine che si sviluppano durante lo stoccaggio dei semi. L’organo
maggiormente danneggiato è il fegato e l’apparato riproduttore
(sterilità). Più il soggetto è giovane e più
i danni sono maggiori.
5) Conclusione.
Abbiamo separato i novelli dai genitori. Durante l’allevamento erano
stati alimentati con semi germinati, vermi, pastoncino all’uovo,
integratori vari ( multivitaminici), misto semi secchi, ecc..
Analizziamo questi ingredienti:
a) Vermi: la parte più importante di questo
alimento è, non tanto l’aspetto proteico, ma la quantità
di quella piccola porzione di grasso che contiene (colesterolo cattivo).
Infatti è identica a quella necessaria nella prima settimana di
vita del pulcino per un sano sviluppo del cervello e del sistema nervoso.
Quindi non più necessari per i nostri novelli ormai svezzati.
b) Semi ammollati/germinati: nella misura di non
più di due grammi a testa.
I più indicati sono il niger e la lattuga chiara. Ancora utili
per un mese circa. Conviene darli nel tardi pomeriggio in modo da essere
sicuri che dalla mattina hanno mangiato altro.
c) pastoncino all’uovo: da dare fine a muta
ultimata nella misura di due grammi a testa.
Possibilmente realizzato con prodotti cotti (integrato con vitamine e
sali minerali) e non con prodotto secco del commercio impastato con uovo
sodo.
d) i semi: dose giornaliera di 5 grammi a testa.
A titolo puramente indicativo inizieremo con un misto costituito da semi
leggeri, nutrienti e digeribili:
scagliola (20%), perilla chiara (40%), lattuga (20%), cicoria (20%).
Dopo il 2° mese aggiungeremo il sesamo (10%) riducendo la perilla
(30%)
Dopo il 3° mese aggiungeremo il lino possibilmente quello chiaro (5%)
riducendo la lattuga (15%)
Dopo il 4° mese aggiungeremo il girasolino nero (5%) riducendo la
perilla (25%)
Dopo il 5° mese aggiungeremo il niger (5%) riducendo la cicoria (15%)
Infine aggiungeremo la canapuccia (5%) riducendo la perilla (20%).
Avremo realizzato un misto così composto:
scagliola (20), perilla (20), lattuga (15), cicoria (15), sesamo (10),
lino (5), girasole (5), niger (5), canapa(5). Buono per il resto dell’anno.
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