| OSSERVANDO LA NATURA
Praticare sport, fare yoga, ginnastiche dolci, dicono che siano dei toccasana
contro lo stress della vita moderna. Ma cosa c’è di più
bello e rilassante che contemplare la natura ?
Entrare in punta di piedi in un mondo che il vivere in città ci
ha strappato. Sentire cantare una cicala in estate e rivedere mentalmente
i due anni del ciclo della sua vita che da piccolissimo uovo la ha trasformata
in insetto. E le lucciole in una calda sera di estate: quelle lucette
intermittenti che invitano le femmine all’accoppiamento, subito
dopo del quale il maschio muore. Due anni di “trasformazione”
per pochi giorni di vita fluorescente.
Ma il miracolo più fantasmagorico e multicolore per un ornitologo
è la riproduzione del cardellino. Un uovo di poco più di
un grammo che nel tempo diventa un uccello dai colori spettacolari e dal
canto bello e unico.
A questo proposito voglio raccontare avvenimenti da me “studiati”
in natura per scoprire come alimentano le nidiate i cardellini in differenti
parti d’Italia. Le località sono: Trani (BA)(anni 1969-79),
Verbania (Piemonte)(anni 1980-89) e . Vasto (CH)(anni 1990-2000) .
In tutti i casi ho seguito alcuni nidi con visite di due – tre volte
al giorno per controllare come venivano alimentati i piccoli. Complessivamente
una ventina di nidiate. Certamente non fanno una grossa statistica ma
sono indicative per alcune considerazioni.
A Trani i cardellino sono quasi Tschusii grossi quanto un lucherino o
poco più grandi (cm. 11 – 11,5).
Nei primi tre giorni è difficile stabilire cosa c’è
nel gozzo: una pappetta cremosa mista a semi di farfara, senecio, tarassaco.
Dal quarto giorno in poi è più chiaro, fino al dodicesimo
giorno solo semini di erbe prative e di piante da orto (semi di cime di
rapa) più qualche chicco di piantaggine. Una particolarità:
alcune nidiate nella villa comunale alimentate soprattutto con semi di
fiori da bordura delle aiuole (astro di Cina, margherita, dalia, fiordaliso,
crisantemo ornamentale). Dopo il dodicesimo giorno ai semi sono mescolati
abbondanti pezzetti di foglie di senecio. Una volta involati i piccoli
venivano portati negli orti dove imparavano a nutrirsi di semi di piante
prative (tarassaco, senecio, farfara, piantaggine, panico, cardo) e di
coltivate (lattuga, cicoria, rapa, finocchio). Unico insetto gradito gli
afidi parasiti di dette piante.
A Vasto troviamo il cardellino dalla taglia media (12 – 12,5 cm.).
Ho avuto la fortuna che per alcuni anni una coppia ha nidificato sul mio
balcone, a volte nei gerani e a volte su una grossa azalea. Nei primi
3 – 4 giorni di vita i piccoli presentavano nel gozzo la solita
“cremina” mista a qualche semino di farfara. Si intravedeva
qualcosa che sembravano afidi. Dopo il quarto giorno i semini nel gozzo
incominciavano ad essere più grossi: evidenti semi di cardo e qualche
seme di girasole. Dal settimo giorno in poi solo semi di girasole. Al
dodicesimo giorno meno girasole e pezzetti di foglie di senecio. Una volta
involati i novelli riempiono i campi di girasole e di cardo abbondanti
a Vasto. Interessante anche il consumo di scagliola spontanea.
A Verbania convivono due varietà di cardellini. Quelli di taglia
nominale come a Vasto e una di taglia più massiccia e più
grande (cm. 13 – 13,5). Mentre i nidi di quelli “normali”
ospitavano fino a 5 piccoli; i nidi di quelli di taglia grande non hanno
mai superato il numero di tre.
Nei primi tre – quattro giorni i piccoli erano alimentati con la
solita “cremina” nella quale oltre a vedere i semi di tarassaco,
crespino e senecio, si vedevano piccoli insetti. Ho faticato a scoprire
che tipo di insetti erano, ma alla fine ho scoperto che si trattava di
grossi afidi che vivono sui pini e alcuni piccoli vermetti parassiti delle
piante di mais.
Dopo il quarto giorno i cardellini di taglia più grande hanno continuato
ad alimentare i figli con questi insetti e semi di cardo, girasole e qualche
seme di ontano. I cardellini di taglia media hanno alimentato i figli
solo con semi di erbe prative (cicoria selvatica, vari cardi, girasole,
ecc..). Dal dodicesimo giorno in poi hanno aggiunto alla dieta pezzetti
di verdure in particolare senecio e dente di leone.
Una particolarità o “stranezza”, i cardellini nella
zona della stazione F. S. di Verbania, escluso il periodo autunnale, venivano
a mangiare avidamente il “salaccio”. Il salaccio è
un misto di sabbia e sale che si usa per sciogliere il ghiaccio che si
forma sulle passerelle e sui marciapiedi. Il contenitore del salaccio
era all’aperto sotto la pensilina del magazzino merci, di facile
accesso a tutti gli uccelli. Mai visti fringuelli e ciuffolotti ma solo
cardellini, passeri e verdoni.
Le mie riflessioni finali sono le seguenti:
• Esistono, come ben sappiamo, più varietà di cardellini
e hanno abitudini alimentari leggermente diverse.
• Si nutrono di quello che offre la zona in cui vivono. Per ultime
le graminacee, ma soprattutto semi cotiledoni di facile digeribilità
(non amidacei).
• La maggior parte dei semi con i quali nutrono i piccoli contiene
“inulina”.
• I piccoli restano con i genitori (specie il padre) per molti giorni
(40 – 50) e quelli della seconda covata li seguono in autunno inoltrato.
Apro una piccola parentesi a proposito dell’inulina. Spesso capita
che i nostri cardellini costretti a mangiare semi secchi e grassi hanno
problemi digestivi e di fegato. Un rallentamento della digestione significa
spesso un affaticamento intestinale e la porta aperta a coccidi e batteri
che normalmente albergano nell’intestino ma che diventano virulenti
proprio in questa situazione. L’inulina è un valido aiuto.
L'inulina è l'oligosaccaride di riserva tipico delle Asteraceae
(Composite). In genere l’inulina viene estratta dalla Cicoria (Cichorium
intybus), che ne è molto ricca, e si presenta come una polvere
di colore bianco-giallastro. Alcuni studi in laboratorio hanno dimostrato
che l’inulina aumenta il numero dei bifido batteri e dei lattobacilli
nell’intestino.
Questi sono i batteri più utili, perché favoriscono l’assorbimento
delle sostanze nutritive presenti nei cibi, il funzionamento regolare
dell’intestino, facilitano la digestione e riducono i gas intestinali.
L’inulina migliora l’assorbimento di calcio e magnesio.
Alcuni prodotti a base di fermenti lattici contengono anche inulina. Ad
esempio a me ha dato un buon risultato il “ Lievito Sohn”
che contiene:
Lievito vivo(saccharomyces cerevisae), inulina, cistina, metionina, vitamine
del gruppo B (vit PP,Acido pantotenico, B6,B12,B1,acido folico) fermenti
lattici (lactobacillus sporagens, acidophilus..) . Prima di usare farmaci
per pance gonfie e arrossate lo consiglio. Sciogliere una bustina in poca
acqua con un pizzico di zucchero perché è un po’ amaro.
Quanto sopra detto è stato pubblicato
sulla rivista "Pianeta cardellino"
A.Int:A.C. di marzo 2009
--------------------------------------------------------------------------------------------
Il verzellino Mutato
L’inverno scorso mi telefona Sergio (Di Tizio) sfiduciato e demoralizzato
mi dici che ha deciso di togliersi l’allevamento. L’allevamento
di Sergio era costituito da 15 gabbioni da cm.120 nei quali aveva molti
verzellini e relativi F1 e R1 ambo i sessi. La causa era il suo stato
di salute in quel periodo, che lo aveva costretto a trascurare l’allevamento
con conseguente perdita di molti soggetti, specialmente femmine R1 sulle
quali puntava per arrivare al maschio R2 portatore di mutazione.
Cerco di convincere Sergio a non arrendersi e che capita un momento negativo
e va superato, ma lo trovo irremovibile.
Purtroppo io non ho spazio per tenere tutti i soggetti “importanti”.
Prendo sole due coppie costituite da maschio R1 portatore di satinè
e femmina verzellina. L’altra possibilità era femmine R1
mutate per maschi verzellini, ma conoscendo la scarsa fertilità
delle femmine R1 avrei avuto bisogno di molte gabbie per provarle tutte.
Per stare più tranquillo mi procuro anche due coppie di canarini
eventuali balie.
Per far spazio ai nuovi arrivati ho sacrificato 4 coppie di cardellini.
Fino ai primi di maggio, le verzelline sono state tranquille nonostante
la corte assidua dei maschi. Una mattina trovo una verzellina morta. Scopro
che aveva l’uovo in pancia, lo recupero con un “cesario”
e metto sotto la canarina balia, con risultato negativo.
Dopo alcuni giorni l’altra verzellina si mette in movimento, e in
un paio di giorni ha costruito il nido. Da quel momento non l’ho
vista più per quasi un mese. Dopo una decina di giorni la curiosità
di vedere cosa ci fosse nel nido e magari “sperare le uova”
era tanto ma conoscendo la diffidenza degli indigeni, specie al primo
nido, sarebbe stato un grave errore “disturbare”. L’alternativa
era prendere i piccoli e passarli a balia canarina, ma le balie si usano
solo se la madre naturale abbandona. Dopo qualche altro giorno sento un
pigolio proveniente dal nido: sono nati !
E’ meglio far finta di niente, aspettiamo che diventano grandicelli
e che qualche volta la verzellina esce per mangiare. Niente da fare, nonostante
le mie sortite in allevamento ogni ora, la verzellina appena mi vede corre
a rimettersi sui piccoli.
Conosco bene “certe verzelline”, in passato al settimo giorno
ho anellato i piccoli e il giorno dopo li ho trovati morti. L’unico
sistema per anellare i piccoli (e vedere cosa e quanti sono) è
cogliere la verzellina col buio. Così mi apposto a spiare da fuori
al balcone quando la verzellina esce dal nido, rapidamente chiudo le tapparelle
facendo cadere la stanza nel buio più completo. Con una piccola
lampadina tascabile prendo il nido, mi sposto in un’altra stanza
e cerco d’anellare i piccoli, troppo grandi per l’anellino
“A”, a stento riesco a mettere il tipo “Y”.
Sono uno ancestrale, maschio probabile portatore di satinè( già
canticchia), e due occhi rossi, quindi femmine.
A 14 giorni i piccoli si sono involati e a 25 giorni mangiano i semi.
Il maschio lo confondo con la madre, sono due gocce d’acqua nella
taglia, colore, forma e posizione. Le due femmine sono satinè,
più piccole di taglia della madre
All’età di 20 giorni dei piccoli, la verzellina è
nuovamente scomparsa, per fortuna avevo cambiato il nido con uno pulito.
Ha nuovamente deposto e credo si è messa a covare sin dal primo
uovo.
Purtroppo un uovo l’ho trovato a terra probabilmente rotto dai piccoli
mentre la madre è uscita a mangiare. Fra qualche giorno dovrebbero
nascere altri piccoli.
Il programma per l’anno prossimo è accoppiare le due femmine
R2 satinè con verzellino maschio per avere dei maschi R3 portatori
della mutazione. Mentre il maschio (probabile portatore) con la verzellina
con la speranza di veder nascere delle femmine R3 satinè e magari
per crossing-over qualche femmina bruna e lutino. Ovviamente con tanto
ma tanto …fattore “C”.
Certo qualcuno contesterà il fatto che ho tolto 4 coppie di cardellini
per quanto sopra, ma essere ornitologi non significa essere fissati solo
per una specie anche se bellissima come il cardellino.
E poi il risultato valeva la pena…………….oh
no ??
Vasto,30/6/2007
Quanto sopra detto è stato pubblicato sulla
rivista “Conversazioni ornitologiche” a pagina 10; (anno 1,
n.7)
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Una risposta a quanti amici mi chiedono come si fa a sapere se
un uccello è ammalato e di che cosa.
LO STRESS
Si fa presto a dire è affetto da………….
Premessa
Anamnesi, termine di derivazione dalla lingua greca, in cui significa
reminiscenza, s’intende la raccolta di tutti quei dati e quelle
notizie che ci devono aiutare a porre una diagnosi esatta.
Si parla di anamnesi familiare quella che concerne tutte quelle notizie
riguardanti i familiari, che si riferiscono a condizioni patologiche di
questi, che possano aver influito sulla malattia di cui il soggetto è
affetto, sia nel senso della trasmissione di caratteri o di affezioni
ereditarie, sia nel senso di un possibile contagio nell’ambito della
famiglia.
Anamnesi fisiologica: comprende la raccolta di tutti i dati che si riferiscono
al paziente, dalla nascita sino al momento attuale, riguardanti il suo
sviluppo somatico e psichico.
Anamnesi patologica remota: si riferisce a tutte quelle notizie riguardanti
le affezioni sofferte in passato dal paziente.
Anamnesi patologica prossima: si riferisce alle notizie che riguardano
direttamente l’affezione presentata attualmente dal paziente, anche
se spesso questa non rappresenta altro che un’evoluzione o una riacutizzazione
di precedenti affezioni morbose.
E già con queste premesse non è facile fare una diagnosi
! ……..e lo STRESS ?
L’apparato gastrointestinale
Possiamo considerare l'apparato digerente (la cavità boccale, l'esofago,
lo stomaco, l'intestino, il retto) come costituito da un lungo tubo, scomposto
in diverse parti, che assumono struttura e funzione diverse, a cui sono
collegati diversi organi ghiandolari che immettono le loro secrezioni
nell'interno del tubo digerente stesso, caratterizzandone così
le funzioni.
La principale funzione dell'apparato digerente è provvedere a rifornire
continuamente l'organismo di sostanze nutritive, acqua, sali minerali,
vitamine, e a questo scopo il cibo deve essere sospinto lungo il canale
alimentare ad una velocità appropriata, affinché si possano
svolgere le funzioni digestive e d’assorbimento.
Gli alimenti sono distinti in tre grandi classi: i carboidrati, le proteine,
i grassi, oltre ai sali minerali e le vitamine; essi, durante il percorso
lungo il tubo digerente, sono sottoposti a successivi trattamenti, inizialmente
di tipo principalmente meccanico (macinazione e imbibizione), quindi di
tipo biochimico-enzimatico; alla fine del processo risultano sostanze
assorbibili direttamente dalle pareti intestinali, per venire distribuite
a tutti i distretti dell'organismo.
Stress e disturbi della digestione.
Quando è alterata una qualunque di queste fasi, si ha uno squilibrio
che può provocare disturbi di vario genere, che possono interessare
uno o più distretti dell'apparato digerente, fino a degenerare
in malattia.
Questi disturbi sono accentuati dallo stress, quando esso sia eccessivo,
in quanto le funzioni digestive sono regolate dal sistema neurovegetativo,
che è molto sensibile alle stimolazioni psichiche. Lo stress digestivo
può essere causato anche da sbalzi di temperatura bruschi, squilibri
alimentari, o comunque quando l’ organismo si deve adattare in tempi
brevi a nuove situazioni.
I danni si possono trovare in bocca (Afte), nello stomaco (Gastrite),
nell’intestino (Ulcera).
Le afte sono piccole lesioni del cavo orale e si presentano sotto forma
di vescicole molto dolorose e fastidiose. La causa scatenante: è
probabile che intervengano diversi fattori, piccoli traumi, ingestione
di certi alimenti, e naturalmente lo stress psicologico. (Spesso invece
si sospetta parassitosi, o micosi, o malattia respiratoria).
Per quanto riguarda le infiammazioni della mucosa gastrica, è noto
che lo stress interviene in modo spesso massiccio nel favorire la gastrite,
che è costituita da difficoltà digestive, acidità,
talvolta anche nausea e vomito, stipsi o diarrea dovute all'arrivo del
cibo indigerito nell'intestino.
La sindrome del colon irritabile (colite) è una sindrome funzionale
caratterizzata da dolori addominali, stipsi alternata a diarrea, ad andamento
cronico o ricorrente, con dolori di tipo spastico localizzati all'addome.
Questa sindrome è di chiara origine psicosomatica ed è molto
legata allo stato ansioso del soggetto: è un vero e proprio campanello
d’allarme lanciato dal colon, quella parte dell'intestino particolarmente
sensibile allo stress e ad un'alimentazione sbagliata.
I rimedi naturali
In Natura esistono molte piante in grado di intervenire sull'apparato
digerente e correggerne il funzionamento: spesso si ottengono grandi risultati
con il solo uso delle piante, e in ogni caso le preparazioni erboristiche,
se non riescono ad essere risolutive, risultano comunque di gran valore
come trattamento di sostegno, naturalmente affiancando accorgimenti dietetici,
sempre indispensabili.
Vediamo quali piante, o sostanze naturali, possiamo utilizzare, secondo
il problema.
Per le afte, un ottimo rimedio, rapido ed efficace, è senz'altro
l'olio di Melaleuca, che dà sollievo immediato al dolore provocato
dall'afta e velocemente ne promuove la cicatrizzazione.(una goccia nel
becco al giorno). O più semplicemente bere succo di mirtillo, o
Propoli idroalcolica nel beverino.
Per le infiammazioni dello stomaco si possono utilizzare diverse piante,
in modo da contrastare l'infiammazione della mucosa, e intervenire sull'acidità,
sui crampi dolorosi, ecc…..
Molto utili per le loro proprietà lenitive, antinfiammatorie e
cicatrizzanti sono l'Altea, lo Zenzero, la Liquirizia, la Malva, la Melissa,
l'Aloe vera, la Menta.
Piante che riducono le fermentazioni e migliorano la digestione: Finocchio,
l'Anice, il Coriandolo, l'Anice stellato, il Cumino, il Cardamomo, miscelati
ad una piccola quota di carbone vegetale (il carbone vegetale fa da adsorbente
verso gas già formati, contribuendo ad eliminarli con le feci).
Somministrare la pianta tal e quale o dare infusi facendo bollire per
5 minuti 50 gr. in 1/2 litro d'acqua e filtrare.
Anche l'Argilla verde è utile come antiacido e cicatrizzante della
mucosa dello stomaco, in caso di gastrite o ulcera, e dell'intestino in
caso di colite o gonfiori. I pappagalli in natura ne vanno ghiotti.
Per la sindrome del colon irritabile, la pianta di elezione è il
Fico selvatico, che dà risultati veramente sorprendenti. Esso agisce
direttamente sulla principale causa del colon irritabile, lo stress e
l'ansia.
Un altro prodotto naturale consigliabile in caso di colon irritabile sono
i Fermenti Lattici, probiotici e prebiotici, che arricchiscono la flora
batterica intestinale, importantissima per il buon funzionamento dell'intestino,
e per il benessere di tutto l'organismo.
Una flora batterica intestinale equilibrata, infatti, è indispensabile
per la salute intestinale e a mantenerla tale contribuiscono i batteri
benefici, acidogeni, che formano una barriera contro quelli nocivi, alcalogeni,
responsabili della putrefazione, e impediscono il proliferare dei microrganismi
dannosi.
Altro danno causato dallo stress è quello relativo alle:
turbe idro-elettrolitiche
Quante volte abbiamo notato alcuni soggetti che consumano molta più
acqua di altri pur apparendo fisicamente normali ?
L’integrità delle funzioni dell’organismo dipende dalla
costanza dell’“ambiente interno”. Questo imperativo
presuppone il mantenimento di un’idratazione normale, di un costante
equilibrio tra acidi e basi. L’idratazione è mantenuta costante
grazie all’equilibrio tra le entrate e le uscite d’acqua.
Le entrate sono rappresentate da alimenti e bevande. Le uscite sono rappresentate
dalle perdite d’acqua attraverso la respirazione, le feci, le urine.
All’interno dell’organismo l’acqua corporea è
ripartita in due grandi settori, il settore extracellulare, che rappresenta
il 45% dell’acqua totale (plasma, liquido interstiziale, liquidi
delle secrezioni mucose e sierose) e il settore intracellulare (55%).
La composizione del plasma e del liquido interstiziale è molto
simile per quanto riguarda l’assetto elettrolitico, la differenza
è data dalla presenza nel plasma di circa 70 g/l di proteine.
Il rene esplica un ruolo chiave nel mantenimento dell’equilibrio
idrosodico. Nel soggetto normale, la natriuresi quotidiana corrisponde
all’apporto di sodio della dieta. In circostanze patologiche la
quota di sodio escretata dipende dalle modificazioni della velocità
di filtrazione glomerulare e dal riassorbimento a livello tubulare.
Un eccesso di sodio nell’alimentazione (comune sale da cucina, ad
esempio) causa una ritenzione d’acqua. Tale problema causa uno squilibrio
con aumento della pressione venosa, e riduzione della pressione arteriosa.
Quindi assenza di sete, anoressia, nausea, talvolta vomito, turbe del
sensorio.
Più comunemente invece compare una riduzione del patrimonio organico
di sodio. Quando le perdite superano gli apporti di sodio. Le perdite
possono essere d’origine digestiva (vomito, diarree), renale (nefropatie),
ambientale (colpo di calore; stress). Per quanto riguarda la terapia,
si somministrerà una maggior quota di sodio cloruro nell’acqua
e negli alimenti.
Conclusione
Di solito si prende il cardellino in mano, si soffia sulla pancia, si
vede un bell’intestino arrossato e subito la colpa è della
coccidiosi ……..e giù con sulfamidici. In alcuni casi
il soggetto si riprende, sembra guarito…… fino alla prossima
ricaduta.
Oppure la pancia si presenta depressa come se il soggetto non mangiasse
da giorni, un po’ scarno, quindi si sospetta infezione batterica
e via con antibiotici. Magari beve più del normale per carenza
di sodio e relative conseguenze.
IL guaio maggiore è che portare il soggetto da un veterinario nulla
ci garantisce che la diagnosi sia giusta.
Onestamente i veterinari devono confessare che i loro studi sono rivolti
principalmente ad animali da reddito (ovini, bovini,suini, polli e tacchini)
sono veramente pochi quelli che si dedicano allo studio delle malattie
dei fringillidi, tanto meno a quei disturbi che poi aprono la porta alle
altre malattie.
Quanto sopra detto è stato pubblicato
sulla rivista ALCEDO di gennaio 2008 a pagina 73. vedi: www.alcedoedizioni.com
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
L’IMPRINTING E L’USO
DELLE BALIE NELL’ALLEVAMENTO DEI FRINGILLIDI
Nel 1973 un signore austriaco di nome Lorenz Konrad Zacharias
ebbe il premio Nobel per gli studi sul comportamento animale. Lorenz è
considerato universalmente il fondatore dell’etologia. Egli per
primo comprese che i comportamenti sono caratteri fenotipici dell’animale
al pari delle sue caratteristiche morfologiche e che le differenze comportamentali
tra specie diverse rivestono un significato analogo a quello che un anatomista
attribuisce alle differenze anatomiche.
Il termine “istinto” ha il significato di schema di comportamento
ereditario, specifico e stereotipato.
La cosa più significativa, che interessa più da vicino noi
allevatori, è la definizione di imprinting.
La spiegazione scientifica dell’imprinting, dimostrata ampiamente
dal Lorenz è in breve la seguente:
I neonati di specie animali imparano a riconoscere la propria madre. Nei
neonati esiste una tendenza innata a seguire il primo oggetto in movimento
che vedono appena dopo la schiusa e che in condizioni naturali è
generalmente la madre. Il significato biologico di questa forma precocissima
d’apprendimento è quello di riconoscere la propria “specie”,
in modo che da adulti scelgano compagni conspecifici e mantengono separate
le singole specie.
Non mi dilungo molto nel raccontare come Lorenz allevò delle oche
e come queste lo seguivano ovunque considerandolo la loro madre. Oltre
a tanti altri esperimenti. Per chi è interessato consiglio la lettura
di: “Io sono qui, tu dove sei? Etologia dell’oca selvatica”
– “L’etologia, fondamenti e metodi” – “Evoluzione
e modificazione del comportamento”.
Mi è capitato, in oltre 40 anni d’allevamento, di dover per
un motivo o un altro, allevare a mano dei nidiacei o metterli a balia
ad una canarina o al passero del Giappone, pur di non perderli.
I maschi allevati a mano, l’anno successivo, accoppiati con femmine
della propria specie continuavano a risultare infecondi perché
non si accoppiavano. Ho visto più volte la femmina invitare alla
copula inutilmente detti maschi.
Mentre, con le femmine, allevate a mano, anche se raramente, veniva fuori
qualche uovo fecondo, forse perché subivano la violenza del maschio.
Con quelli messi a balia ad una canarina era facilissimo fare ibridi,
però la preferenza era sempre diretta al colore della canarina
che li aveva svezzati. La cosa peggiore era il canto di questi soggetti
che praticamente non apparteneva alla loro specie.
Detti uccelli messi a balia, accoppiati fra loro o con altri regolarmente
allevati dai genitori hanno sempre dato risultati contrastanti.
Però certamente posso affermare che il danno peggiore è
dato dall’utilizzo dei maschi che erano stati messi a balia. Spesso
non coprono le femmine se invitati pur essendo all’apice della forma
amorosa. Se poi si forma una coppia, ad esempio di cardellini, allevati
da una balia canarina allora prima di vedere nascere qualche piccolo………………
c’è molto da aspettare.
Dopo vari tentativi la soluzione che mi sento di consigliare è
quella di accoppiare detti maschi prima con la “balia” e poi
con la femmina conspecifica.
Solo nel caso in cui si usa per balia un ibrido della stessa specie, ad
esempio incardellata nel caso di cardellini, il risultato è discretamente
positivo.
Oggi, molto più spesso sento lamentare allevatori di fringillidi,
in particolare di cardellini, ai quali molte covate risultano “chiare”
nonostante i maschi siano in ottima forma.
Ricercare le cause non è semplice:
- ci troviamo di fronte a soggetti “baliati”;
- forse in alcuni semi per cardellini è usato qualche insetticida
per evitare il rapido deterioramento degli stessi. (Negli anni cinquanta
l’uso indiscriminato del DDT rese molte specie sterili);
- addirittura qualcuno sospetta l’uso di prodotti sterilizzanti
(quelli usati per i piccioni nelle città) per evitare la concorrenza
e mantenere i prezzi alti da parte di allevatori disonesti;
- alimentazione squilibrata; ………….ecc..
A mio avviso è l’uso indiscriminato delle “balie”.
Lorenz insegna.
Quanto sopra detto è stato pubblicato
sulla rivista “Conversazioni ornitologiche” a pagina 9, (anno
1 n.3)
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Alla ricerca della pietra filosofale,
ovvero la realizzazione di un pastoncino eccellente.
Sfogliando vecchi appunti mi sono soffermato all’anno 1973.
In quegli anni in commercio c’erano solo poche ditte che vendevano
pastoncini per uccelli. Sulle confezioni non era indicato il con tenuto
di proteine, carboidrati, vitamine, ecc..
In effetti, erano a basso tenore proteico perché per la maggior
parte erano dei biscotti sbriciolati a base di uova.
Negli anni precedenti al 1973 confezionavo il pastoncino integrandolo
con un prodotto che acquistavo in farmacia: “Albusol” e alcune
capsule di un polivitaminico ad uso umano: “Gevral”.
Il pastoncino era:
100 grammi di Albusol con un contenuto proteico del 96%
700 grammi di biscotti secchi (tipo Marie) tritati 8% di proteine
4 capsule di Gevral (multivitaminico)
10 uova sode sbucciate
il tutto tritato e amalgamato uniformemente e tenuto in frigo massimo
4 giorni.
Tutto sommato non era malvagio a parte il costo elevato. Però,
sempre alla ricerca di migliorare, mi ero soffermato sulla considerazione
che nei mangimi dei polli si usava la farina di soia. Ma dove la trovavo
? L’unica cosa che somigliava alla soia erano i nostri legumi. La
scelta cadde sulle fave secche (24% di proteine). Si trattava di renderle
appetibili e soprattutto digeribili.
Decisi di procedere così: dopo un ammollo di 12 ore e dopo averle
sbucciate le feci cucinare in acqua (con un pizzico di bicarbonato) fino
ad ottenere una specie di polenta (circa tre ore). A questo punto bisognava
ottenere un prodotto asciutto quindi passai in forno a piccoli strati
la polenta fino ad ottenere una farina marroncina asciutta, polverosa
e dolciastra.
Confezionai il seguente pastoncino:
50 grammi di Albusol
300 grammi di detta farina di fave
450 grammi di biscotti secchi
10 uova sode sbucciate
praticamente ottenendo lo stesso contenuto proteico del pastoncino precedente.
Disposi 10 coppie di canarino per l’esperimento, le quali si lanciarono
subito con avidità sul prodotto. Dopo circa 20 giorni incominciarono
la costruzione dei nidi e le prime deposizioni.
Altre 15 coppie erano allevate con il vecchio pastoncino.
Per somma meraviglia il gruppo di studio depose una media di 7 uova a
nido (due femmine 9 uova a testa). Mentre le altre coppie restarono sulla
media di 4-5 uova a nido.
Dalle 72 uova del gruppo di studio nacquero ben 62 pulli che nel giro
di 2-3 giorni morirono tutti con intestino gonfio e nero, nonostante l’intervento
di terramicina.
Dalle altre 15 coppie i piccoli nati crebbero regolarmente.
Conclusione le fave sono ottime per stimolare la deposizione ma guai per
i piccoli.
A peggiorare la situazione si mise il farmacista: “l’Albusol
non si produce più !”. Cosa fare ? Mi rimetto a sfogliare
alcuni libri sull’allevamento dei polli e in pochi giorni decido
il seguente pastoncino:
450 grammi di biscotti secchi tritati
200 grammi di fette biscottate (glutinate) per diabetici al 48% di proteine
100 grammi di latte in polvere scremato al 28% di proteine
50 grammi d’erba medica secca in polvere
10 uova sode sbucciate.
Nonostante la perdita della prima covata del gruppo di studio alla fine
delle tre covate ottenni la media di 13 piccoli per coppia. Questa volta
il pastoncino ha determinato comunque un miglioramento della resa che
negli anni precedenti era di 10-11 piccoli a coppia.
Oggi abbiamo dimenticato la bontà dell’erba medica nell’allevamento
degli uccelli. Si preferisce seguire le mode, per esempio: la spirulina
dov’ era negli anni 70-80 ?
Quanto sopra detto è stato pubblicato
sulla rivista ALCEDO di dicembre 2005 a pagina 98. vedi: www.alcedoedizioni.com
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
COSA MANGIANO I
MIEI CARDELLINI
Spiegare come sono giunto all’attuale sistema, significa
raccontare esperienze di oltre 40 anni. Cercherò invece con queste
poche righe di chiarire una mia convinzione che è alla base del
concetto: “Allevare razionale”.
Negli anni ’50 la migliore gallina ovaiola deponeva circa 150 uova
in un anno. Oggi arriva a deporne 300. Il concetto un po’ “romantico”
del pollo allevato a terra non può competere con quello allevato
in maniera scientifica.
Ricordo, quando ero ragazzo, che le massaie del vicinato mettevano “a
chioccia” la gallina e poi confrontavano la resa. Da circa 20 –
22 uova il miglior risultato era 10 pulcini nati, che poi non tutti riuscivano
a raggiungere l’età di sei mesi. Con questi rendimenti fallirebbe
qualsiasi industria del pollo. Senza parlare dell’industria del
maiale, dove, oggi addirittura si “fabbricano” maiali a basso
grasso e colesterolo.
In conclusione allevare gli uccelli con i vecchi sistemi “tradizionali”
cioè misto semi, semi germogliati, qualche verme (tarme, buffalo,
larve) e come tenere la gallina sull’aia a semi di grano, mais,
crusca, qualche lombrico, coleottero, ecc.. Risultati: come per le galline
anni ’50, cioè scadenti.
Certo con i canarini, nonostante tutto, dopo 500 anni è stato raggiunto
un buon risultato. Ma con i fringillidi, e in particolare con il più
bello, il cardellino, vogliamo aspettare 500 anni ?
Il problema che mi sono sempre posto era il seguente: somministrare un
alimento molto gradito e che contenesse in maniera equilibrata tutti gli
aminoacidi, vitamine, Sali minerali, grassi e carboidrati per un sano
e rapido sviluppo dei nidiacei.
Riuscire a svezzare nidiacei robusti in tempi brevi (25 giorni) significava
avere in mano la formula di una buona alimentazione che con opportune
varianti andava bene per tutti e tutto l’anno.
Sul n. 24 (pag.98) della rivista Alcedo ho raccontato le prove fatte nell’anno
1973 d’alcuni pastoncini provati. Figuratevi in tanti anni quante
prove sia di confezioni caserecce che di prodotti commerciali.
Inoltre una considerazione molto importante è quella di sapere
se effettivamente questo o quel “nutriente” è realmente
metabolizzato, ad esempio prendiamo due semi grassi (30%), il niger e
la canapa; facciamo una prova per un mese: perché un cardellino
alimentato a solo niger ingrassa e se alimentato a sola canapa non ingrassa
?
La mia personale convinzione è la seguente: in un allevamento razionale
gli uccelli devono “anche mangiare semi”. In definitiva la
base alimentare deve essere qualcosa di perfettamente equilibrato, i semi
sono il “contorno” perché gli uccelli per natura devono
sgranocchiare qualcosa.
Certo in commercio esistono tanti pastoncini e perfino “estrusi”
ma la domanda è sempre la stessa: cosa metabolizza l’uccello”veramente”,
mangiando detti alimenti ?
A questo punto dovrei mettermi ad elencare il contenuto in aminoacidi,
vitamine, ecc.. della scagliola, perilla, girasole nero, lino, canapa
, latte (caseina e lattoalbumina), uovo e pane, ma riempirei altre 10
pagine annoiando con arginina, felilalanina, isoleucina, istidina, leucina,
lisina, metionina, treonina, triptofano, valina, tirosina, vitamine A,E,D,
le vit. B, e tutte le altre, poi grassi animali e vegetali, acidi grassi
polinsaturi, equilibrio calcio/fosforo, e poi sodio, magnesio, potassio,
ferro, ecc…
E questo per dimostrare quello che i miei cardellini mangiano e metabolizzano
secondo i periodi dell’anno.
Tradotto il pratica, diventa tutto più semplice, forse troppo semplice,
ma vi garantisco efficace. Io somministro per tutto l’anno nella
misura del 50% dell’alimentazione giornaliera il pastoncino di mia
fabbricazione. Il rimanente 50 % è costituito per la metà
dalla scagliola e per l’altra metà da un seme grasso secondo
il periodo. Girasole e lino durante i due mesi della muta. Canapa in primavera
prima della cove (febbraio – aprile) e per il resto dell’anno
perilla.
Durante le cove (maggio – settembre) rinnovo spesso il pastoncino
fino a far mangiare quasi esclusivamente detto prodotto. I piccoli crescono
a vista d’occhio.
No, non vi preoccupate anche a me non tutto è oro quello che luccica,
ci sono maschi che non fecondano le femmine alla prima covata, qualche
femmina su 5 uova ne fa uno sterile, qualche novella al primo nido dopo
aver costruito il nido depone il primo uovo dal posatoio e perfino la
“solita scema” che alla prima esperienza non alleva la prima
nidiata.
Ma questo è un altro argomento. Si chiama selezione in un ambiente
ristretto (uso gabbie da 40 cm).
La formula del pastoncino, per chi non ha visitato il mio sito (www.webalice.it/francomonopoli)
è la seguente:
Gli ingredienti:
• Quattro uova grandi (del supermercato e mai da allevamenti rurali)
• Un litro di latte parzialmente scremato a lunga conservazione
• 250 - 300 grammi di pane grattugiato (in funzione della dimensione
delle uova)
• Da 10 a 20 grammi di Fatrovit m. (polivitaminico)
Le uova le facciamo sode con bollitura di 10 minuti. Una volta sbucciate
useremo i quattro bianchi e solo due rossi durante i periodi di riposo.
Con anche gli altri due rossi durante le cove.
Del latte recuperiamo la parte solida (caseina e lattoalbumina). Mettiamo
a bollire il latte e nel frattempo prepariamo in un bicchiere quattro
cucchiaia d’aceto di mele (acidità 5- 6%) che verseremo sul
latte nel momento in cui questo raggiunge i 100 gradi, cioè quando
il bollore lo porta a salire nel pentolino e sta per fuoriuscire.
Vedremo immediatamente raddensare la parte solida, aspettiamo il secondo
bollore e quindi versiamo il tutto in un colino, sciacquiamo il prodotto,
lo pressiamo per fare fuoriuscire il più possibile l’acqua,
ed avremo quello che ci serve.
I 300 grammi di pane grattugiato (anche un pò meno se le uova sono
piccole) devono essere possibilmente in confezioni sigillate, perché
è meglio non fidarsi di lavorazioni improvvisate o artigianali,
magari fatte con scarti di pane vecchio.
Il “FATROVIT m” è un polivitaminico della ditta Fatro
(in farmacia) confezione da un Kg., ricavato dalla lavorazione dei lieviti,
usare 10 gr. nei periodi di riposo e raddoppiare durante le cove. Ottimo
il rapporto prezzo/qualità.
Il tutto va messo nel tritatutto e amalgamato uniformemente. Si ricava
un pastoncino morbido ed appetito quasi subito da tutti gli uccelli. Tenere
in frigo e consumare in massimo 4 giorni. Unica controindicazione: va
somministrato due volte al giorno, e la sera buttati gli avanzi per evitare
che durante la notte si deteriori specie in ambiente umido.
Quanto sopra detto è stato pubblicato
sulla rivista “Conversazioni ornitologiche” a pagina 9; (anno
0, n.1)
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
IL MIO ALLEVAMENTO DI CARDELLINI
Attualmente il mio allevamento è costituito da quattro
coppie di cardellini nostrani, quelle consentite dal regolamento regionale
Abruzzo, e quindi con regolare autorizzazione, e altre sei coppie di Major
(due brune, una agata, tre ancestrali). Trattasi di un piccolo allevamento
amatoriale realizzato in una stanzetta di mt. 4x3. L’illuminazione
è quella naturale proveniente dal balcone esposto a sud.
L’attrezzatura è costituita da 10 gabbioni da cm. 120x40,
del tipo divisibile in tre scomparti. Durante il periodo di riposo tengo
4 – 5 soggetti per gabbione. Una volta tolti i soggetti in esubero
metto ogni soggetto in uno scomparto di cm. 40 x 40 (da novembre in poi).
Inoltre ho 4 canarine per fare incardellati, alcuni incardellati, alcuni
verzellini e relativi F1, R1, R2; ma questa è un’altra storia.
Alimentazione. Sono uno che asserisce: ”gli uccelli mangiano anche
i semi”. È mia convinzione che i semi per gli uccelli sono
come il pane per noi, ma ci vuole ben altro. Quindi, specie durante le
cove alimento i miei uccelli quasi esclusivamente con un pastoncino di
mia fabbricazione, molto semplice ma altamente nutriente. Gli ingredienti
sono: la parte solida di un litro di latte (caseina e lattoalbumina),
4 uova grandi sode e da 250 a 300 grammi di pane grattugiato, più
un polivitaminico “Fatrovit m”. Si ricava poco più
di mezzo Kilo di pastoncino al 18% di proteine nobilissime, in grado di
sostituire ampiamente l’uso dei vermi (camole, tarme, ecc.) e semi
germogliati. In più è molto appetito anche da soggetti che
non lo hanno mai mangiato prima. Come sono arrivato a questa formula è
un’altra storia). La parte solida del latte si ricava portandolo
ad ebollizione e versando 4 cucchiaia d’aceto di mele (6% acidità),
a questo punto si separa l’acqua con il colino, e dopo una piccola
strizzata si mette in un tritatutto con gli altri ingredienti.
L’alimentazione giornaliera in media è costituita dal 50%
da pastoncino (una linguetta), 25% da scagliola e 25% da perilla. Durante
il periodo della muta un po’ di girasole nero tritato e in primavera,
se necessario ad alcuni soggetti, qualche chicco di canapuccia. Durante
le cove tendo a trascurare l’apporto di perilla in modo da aumentare
il consumo di pastoncino (circa 2 – 3 linguette a testa).
Di solito aspetto che le femmine, da sole, incominciano a dare segni d’impazienza
per la deposizione. A volte qualcuna depone alcune uova a terra perché
non ha ancora il nido e il maschio. Dispongo le femmine negli scomparti
laterali del gabbione in 40x40 con il nido, e lascio lo scomparto centrale
vuoto. Nello scomparto centrale alterno il maschio o i piccoli alla bisogna.
Quello che reputo “la tragedia del mio allevamento” è
che di solito i maschi sono sempre un po’ in ritardo. La prima covata
vede in media il 60% d’uova sterili. Forse perché ho sempre
selezionato per le femmine. Ora mi ritrovo con femmine che partono subito
e fanno anche 6 – 7 uova ma i maschi non sono all’altezza.
Ogni anno trattengo le femmine che hanno dato i migliori risultati e una
parte delle figlie. L’anno successivo con le anziane vado tranquillo,
mentre con le giovani adotto un sistema per assicurarmi che allevano.
Metto ad incubare sotto la cardellina le uova di una canarina già
incubate da 2 giorni, e sotto la canarina le uova della cardellina. In
modo che, il giorno che nascono gli incardellati sotto la cardellina mi
assicuro che li imbecca. Ovviamente dopo altri 2 giorni nascono i cardellini
(sotto la canarina), inverto i nidiacei restituendo i cardellini alla
cardellina che ormai alleva abbondantemente.
Qualora da parte della cardellina c’è un comportamento anomalo
(butta i piccoli fuori del nido, non imbecca, o abbandona) passo i piccoli
di cardellino ad una incardellata che poveretta cova a volte per tutta
la stagione le sue uova sterili. Di solito alla seconda covata le cose
si normalizzano.
Sconsiglio vivamente di metter a balia i cardellini alle canarine per
tanti motivi e per una questione di “imprinting”.
In media a fine stagione da 2 covate ho circa 4 – 5 piccoli per
coppia. Mi propongo di riuscire ad eliminare il danno della prima covata
selezionando maschi più focosi.
Per altre e più approfondite notizie invito a visitare il mio sito
internet: www.webalice.it/francomonopoli
Quanto sopra detto è stato pubblicato
sulla rivista “Il notiziario del club dei fringillidi” a pag
11; (settembre 2006)
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
|